lunedì 29 aprile 2013

Microsoft IllumiRoom per giocare… sulle pareti


IllumiRoom è un nuovo progetto di Microsoft Research che potrebbe in futuro espandere le funzionalità della console di prossima generazione. Si tratta di un sistema interattivo che estende l’esperienza di gioco oltre i confini dello schermo televisivo. Mostrato per la prima volta al CES di Las Vegas, IllumiRoom è stato descritto nel corso della conferenza CHI 2013. Grazie a Kinect e all’uso di un proiettore, le immagini vengono generate dinamicamente per coprire le pareti della stanza, creando quindi un’esperienza di gioco più coinvolgente.


Oggi i giochi hanno un livello di dettaglio talmente elevato che, in alcuni casi, risulta difficile distinguere il reale dal virtuale, ma il contenuto è comunque confinato tra i quattro lati della TV e quindi vincolato dalla dimensione del display. IllumiRoom permette di superare questi limiti, estendendo l’esperienza visuale all’esterno dello schermo. Kinect effettua innanzitutto la scansione della geometria della stanza e quindi invia le informazioni al proiettore. Quest’ultimo proietta le immagini in movimento sulle pareti, dando la sensazione di essere all’interno del gioco. IllumiRoom crea un sorta di illusione ottica, in quanto l’utente vedrà intorno a sé pioggia, neve, spari, fiamme e tutti gli altri elementi del gioco, inclusi gli oggetti che sembrano cadere dalla TV.


Il sistema è ancora un proof-of-concept, per cui richiede ancora molto lavoro prima della sua integrazione nella Xbox. Microsoft crede che IllumiRoom possa essere adatto anche a contenuti diversi dai giochi, come film e show televisivi. Ovviamente, in questo caso, il controllo dell’esperienza interattiva non è nelle mani dell’utente. Utilizzando una doppia videocamera si potrebbe, ad esempio, visualizzare sulla TV le azioni di una partita di calcio, mentre sulle pareti della stanza scorrono le immagini dei tifosi presenti nello stadio.


fonte: webnews

Leonar3do, realtà virtuale incontra la stampa 3D

La stampa 3D ha rivoluzionato il modo di creare oggetti, aggiungendo una nuova dimensione al tradizionale paradigma di stampa. La realtà virtuale ha invece permesso la creazione di ambienti virtuali nei quali immergersi per una nuova esperienza digitale. Unire i due approcci significa combinare due delle tecnologie più promettenti in assoluto, aprendo le porte ad un approccio tutto nuovo nel progettare oggetti. Ed è proprio questo che Leonar3do ha intenzione di fare.


Leonar3do è un progetto mostrato nei giorni scorsi all’evento “Inside 3D Printing” tenutosi a New York, ove diverse aziende e startup hanno presentato idee innovative. Esso si compone di un kit di occhialini per la realtà virtuale, una penna ed un monitor 3D. L’utente viene così proiettato in un ambiente di simulazione ove può utilizzare tale penna per disegnare oggetti tridimensionali e visualizzarli a tutto tondo su tale schermo. Al termine delle creazioni, è possibile ottenere un modello digitale da dare in pasto ad una stampante 3D per trasformare il tutto in realtà.

Grazie ad una serie di sensori, infatti, il dispositivo è in grado di tracciare i movimenti dell’utente durante le operazioni di disegno, riproponendo il tutto nell’ambiente virtuale creato per l’occasione. La penna dispone di una serie di pulsanti per la scrittura e la cancellazione, permettendo di fatto un controllo completo dell’oggetto virtuale. Trattasi insomma di un approccio completamente nuovo alla progettazione 3D, che potrebbe in futuro trovare terreno fertile per trasformarsi in una realtà particolarmente interessante nel settore industriale.

I primi utenti che hanno avuto modo di testarne il prototipo in mostra a New York sono rimasti entusiasmati dalle possibilità che Leonar3do mette a disposizione, soprattutto in termini di semplicità e versatilità. Il prezzo, inoltre, è decisamente calato rispetto a quello inizialmente proposto: ad oggi, infatti, è possibile acquistare tutto il kit (software + hardware) a 750€+iva

Per una dimostrazione GUARDA QUI


fonte: webnews

I robot acquisiranno presto il tatto

Dagli USA giunge una nuova tecnologia in grado di offrire ai robot il senso del tatto: presto la manipolazione non prensile potrebbe essere realtà.


I robot hanno acquisito con il tempo diverse capacità sensoriali: possono ascoltare tramite sistemi di acquisizione audio; possono parlare, utilizzando microfoni; possono vedere, sfruttando sensori di visione. Ma quando si parla di tatto, il discorso diventa più complicato, in quanto ad oggi manca una soluzione tecnologica capace di consentire quella che viene definita “manipolazione non prensile”. Ma dal Georgia Institute of Technology potrebbe esser giunta una soluzione in grado di risolvere definitivamente il problema.

Trattasi di una membrana costituita da transistor capace di conferire a dispositivi elettronici il senso del tatto. Deformabile e flessibile, tale membrana può essere utilizzata per restituire un feedback tattile ai sistemi di controllo, consentendo così l’applicazione di pressioni differenti a seconda delle esigenze: utilizzando tale soluzione, insomma, è possibile replicare la capacità dell’uomo di adattare la pressione con la quale viene manipolato un oggetto.

Ad oggi, di fatto, i robot si limitano ad impugnare oggetti con prese particolarmente solide, rendendo impossibile la gestione di oggetti delicati. Lo stesso discorso si ripete nel contesto delle protesi artificiali, le quali non consentono ai pazienti di controllare con efficacia la pressione esercitata su di un oggetto. Ma con questa membrana il discorso potrebbe presto cambiare, aprendo le porte a nuove opportunità nel campo della robotica.

La tecnologia in questione si basa fondamentalmente sulle proprietà piezoelettriche di alcuni materiali: sottoponendo questi ultimi ad una pressione esterna viene generata una differenza di potenziale e dunque circola una corrente in un circuito collegato ad essi. I ricercatori statunitensi hanno quindi utilizzando alcuni materiali piezoelettrici per comporre dei transistor, i quali hanno poi rappresentato i mattoncini fondamentali con i quali è stata realizzata la membrana: il risultato è un foglio di materiale flessibile capace di restituire informazioni particolarmente precise circa la pressione esercitata in ogni punto.

Secondo gli autori della scoperta, tale membrana potrebbe essere utile non solo nel campo della robotica, ma anche ad esempio nella sicurezza: ricoprendo il display di uno smartphone o un qualsiasi oggetto capace di offrire un’interazione con le dita, è possibile consentire il riconoscimento intelligente delle impronte digitali, abilitando l’uso dello stesso solo per determinate persone.


fonte: webnews

lunedì 22 aprile 2013

Google Glass, pubblicate le specifiche tecniche!

Google svela le specifiche hardware dei Glass: gli occhiali montano un display in HD, una fotocamera da 5 megapixel a 720p, 16 GB di memoria e altro.


I Google Glass stanno per arrivare tra le mani dei primi sviluppatori – i quali potranno acquistarne a breve l’edizione Explorer al costo di 1500 dollari – ed è dunque tempo di saperne di più circa ciò che offriranno tali innovativi occhiali per la realtà aumentata, tanto che Google ne ha anche condiviso pubblicamente l’intera lista delle specifiche tecniche che li caratterizzeranno.

In base a quanto si apprende tramite il documento ufficiale rilasciato dal colosso delle ricerche online, i Google Glass sono costruiti con una montatura caratterizzata da naselli regolabili e telaio resistente, adatto a ogni volto. Il display montato su una lente è ad alta definizione, e chi indossa gli occhiali avrà modo di visualizzare i contenuti come se vedesse uno schermo da 25 pollici, in HD, da una distanza di due metri.

I Google Glass integrano una fotocamera con sensore da 5 megapixel capace anche di registrare video a 720p, un comparto audio a conduzione ossea, connettività Wi-Fi e Bluetooth, 12 GB di memoria flash interna utilizzabile dall’utente (16 i GB totali a disposizione, alcuni dei quali destinati a contenere il sistema operativo), e una batteria che assicurerà un’autonomia pari a un intero giorno di normale utilizzo. L’azienda di Mountain View specifica a tal riguardo che alcune funzioni, quali ad esempio i luoghi di ritrovo e la registrazione dei filmati, influiscono notevolmente sulla durata della batteria. La stessa sarà comunque ricaricabile sia attraverso un caricabatteria da parete, che tramite un cavo USB incluso nella confezione.

La compatibilità dei Glass sarà assicurata con ogni smartphone Bluetooth. Per usare gli occhiali di Google in abbinamento con un telefono, sarà necessario scaricare da Google Play l’applicazione compagno MyGlass, che richiederà Android 4.0.3 Ice Cream Sandwich o in versione superiore per essere installata. Tale software sarà indispensabile sia per il rilevamento GPS che per la messaggistica SMS.


fonte: webnews

domenica 14 aprile 2013

Adesivi Bluetooth per non perdere più oggetti, chiavi… persone [FOTO e VIDEO]


Adesivi Bluetooth da applicare ovunque per non perdere più niente? Sì, con StickNFind: al CES 2013 non si trovano solo mirabili dispositivi tecnologici come tablet con schermo in Ultra Definition o abnormi smartphone da 6.1 pollici, ma anche soluzioni potenzialmente salvifiche per la vita quotidiana. Il progetto in questione permetterà di non smarrire più niente: oggetti tra i più svariati dalle chiavi ai telefoni stessi, da libri a accessori più o meno tecnologici. E, perché no, anche persone come anziani, bambini oppure partner troppo allegri. Come funziona? Si applica l’adesivo rotondo all’oggetto/persona in questione e poi si potrà facilmente tracciarne la posizione (e gli spostamenti nel caso fosse stato indebitamente preso, chi lo sa…) sullo smartphone fino a una distanza di 100 metri grazie allo standard Bluetooth 4.0. L’adesivo potrà anche emettere un segnale acustico e luminoso LED per ritrovarlo più semplicemente.


StickNFind sarà presto ordinabile online per 25 dollari a pezzo e funzionerà in combinazione a una apposita applicazione da installare sullo smartphone. Sarà altresì possibile impostare una sorta di guinzaglio invisibile: nel caso in cui l’oggetto uscisse da un certo range il telefono vi avvertirà così da evitare brutte sorprese.


fonte: tecnocino

Piano della Nasa per catturare un asteroide

Catturare un asteroide con una sonda robotizzata, trasportarlo nelle vicinanze della Luna e verso il 2025, farlo esplorare da astronauti. Questo a grandi passi il progetto che la Nasa cercherà di sviluppare grazie anche al contributo economico per il 2014 che il presidente Obama ha richiesto al Congresso per l’ente spaziale americano. Lo stanziamento iniziale sarà di circa 105 milioni di dollari, che servono per gettare le basi del progetto.


Se realizzato, il programma prevede il lancio intorno al 2017 di una sonda fornita di un grande canestro, tale da contenere un asteroide con un diametro massimo di una decina di metri e quindi con una massa che si aggirerebbe sulle 500 tonnellate. 
Una volta catturato l’asteroide, questa sonda a propulsione elettrica lo trasporterebbe verso la Terra per poi rilasciarlo, intorno al 2021, in un punto di equilibrio gravitazionale tra il nostro pianeta e la Luna. 
L’asteroide parcheggiato in questo posto chiamato L2 verrebbe in seguito visitato da astronauti a bordo della nuova capsula americana Orion nel corso di una missione prevista intorno alla metà degli anni ‘20. 


“Questo progetto - commenta il planetologo Ettore Perozzi, esperto di comete e asteroidi - ci darebbe l’opportunità di avere tra le mani dei grandi quantitativi di campioni di roccia da studiare e non i pochi granelli che abbiamo avuto con la sonda giapponese Hayabusa. Da quelle rocce potremmo così capire com’è nato e come si è evoluto il Sistema Solare ma a mio giudizio lo vedo un progetto molto ambizioso soprattutto per i tempi”.


Al momento attuale le tecnologie per realizzare la missione ci sarebbero e questo annuncio potrebbe rilanciare l’interesse, non solo americano, verso le missioni spaziali di esplorazione. La Nasa aveva già annunciato negli anni passati l’intenzione di far atterrare degli uomini su degli asteroidi e poi su Marte, ma mentre per il Pianeta Rosso l’obiettivo è ancora quello di arrivarci con il nuovo progetto, l’asteroide da esplorare lo si porta a distanza ravvicinata. “E’ un po’ come il proverbio di Maometto e la montagna di contro però portando un asteroide relativamente vicino alla Terra si renderebbe potenzialmente pericoloso un oggetto che prima era a milioni di chilometri da noi”, prosegue Perozzi.


Per l'amministratore della Nasa, Charles Bolden, "stiamo sviluppando una missione che per la prima volta dovrà individuare, catturare e spostare un asteroide''. Questa missione, ha aggiunto, ''rappresenta una prodezza tecnologica senza precedenti che porterà a nuove scoperte scientifiche e accrescerà le capacità tecnologiche che servono a proteggere il nostro pianeta''. La missione, secondo Bolden, ''riunisce il meglio della scienza e della tecnologia della Nasa e contribuirà a raggiungere l’obiettivo dato dal presidente Obama di inviare degli astronauti a esplorare l’asteroide nel 2025. Utilizzeremo dei progetti già esistenti, come la capsula con uomini a bordo Orion e il vettore Space Launch System (Sls). Svilupperemo anche nuove tecnologie, come la propulsione solare elettrica e le comunicazioni via laser - conclude Bolden - tutti componenti critici per l’esplorazione dello spazio profondo”.


fonte: ansa

sabato 13 aprile 2013

Hovding, il geniale elmetto invisibile che protegge i ciclisti dagli incidenti (video)

No, nessuno ha ancora inventato un materiale invisibile, ma la soluzione ‘tecnologicamente avanzata’ messa a punto dalle due ragazze danesi Anna Haupt e Terese Alstin sta davvero spopolando, essendo geniale e assolutamente attuale. Ci siamo occupati spesso di sicurezza su due ruote, ricorderete ad esempio Revolights, il sistema d’illuminazione a LED che rende qualsiasi bicicletta perfettamente visibile anche di notte.






















Tuttavia, se il pericolo diventa inevitabile le luci non ci salveranno la vita, mentre l’elmetto Hovding si. L’idea è come detto più che geniale, considerando il numero di vittime che si contano in tutto il mondo per scontri accidentali tra auto, moto e mezzi pesanti con ciclisti. Anna e Terese hanno avuto una intuizione ben 7 anni fa e hanno lavorato sodo fino adesso per realizzare sul serio Hovding, una soluzione che potrebbe mettere perfettamente a proprio agio qualunque ciclista, senza che si debba rinunciare al proprio look.

Molti, infatti, non indossano l’elmetto per un puro fatto estetico, ma grazie a queste due ragazze è possibile adesso andare in bici protetti senza dover indossarlo fisicamente. Ecco la dimostrazione pratica spiegata passo passo nel loro piccolo cortometraggio:


Un Airbag da indossare al collo, disponibile in diverse colorazioni e acquistabile già in diversi paesi europei ad un prezzo decisamente interessante e pari a soli 59€, un piccolo sforzo economico per una sicurezza personale che non ha valore. I sensori captano una caduta ed un eventuale movimento brusco, tipico di un incidente, e attivano immediatamente il gonfiaggio dell’elmetto, esattamente lo stesso processo dell’airbag nelle automobile.

I crash test mostrati nel filmato sembrano piuttosto convincenti, rimane da capire come si procede una volta che Hovding si è gonfiato. Disponibile anche uno shop online e tante altre informazioni utili sul prodotto sul sito ufficiale.


fonte: hdblog

Asus ROG TYTAN CG8890 è un PC completo da 3000€

Asus ROG TYTAN CG8890 è un PC desktop dedicato a chi vuole un computer ad alte prestazioni per giocare, ma che al tempo stesso non disdegna un prodotto di design e, soprattutto, non vuole perdere tempo nell'acquisto separato e nel montaggio di singoli componenti. È insomma rivolto a chi ha un'ottima disponibilità finanziaria e vuole acquistare un computer senza patemi d'animo.




Il TYTAN CG8890 sfoggia uno chassis dall'aspetto poligonale e aerodinamico, che si trasforma letteralmente quando il desktop è sottoposto a overclock, con un cambio nella colorazione da blu a rosso delle luci LED della griglia posta alla base per rilevare istantaneamente lo stato del sistema. Al suo interno troviamo un processore a sei core Intel Core i7-3960X, una scheda video GeForce GTX 690 (dual-GPU) e due SSD SATA III da 128 GB in configurazione RAID 0. L'audio è affidato a una scheda Asus Xonar DX.



L'overclock del processore avviene, con un solo click, in tre differenti modalità. La modalità Startup (logo ROG più una luce blu accesa) porta la CPU a 3. 8 GHz (dai 3.3 GHz standard), quella Turbo Gear (logo ROG + luce rossa accesa) incrementa la frequenza a 4 GHz e infine la Turbo Gear Extreme (logo ROG + luce rossa accesa) porta processore a operare a 4.2 GHz.








Asus ROG TYTAN CG8890
Sistema OperativoWindows 7 Home Premium 64 bit
CPUProcessori Intel Core i7 Extreme di seconda generazione
ChipsetIntel X79
GraficaVGA a scelta: GeForce GTX690 4GB DDR5
GeForce GTX680 2GB DDR5
Memoria4GB, fino a 16 GB Dual Channel DDR3 a 2133 MHz - 4 x DIMM
StorageFino a 15TB, SSD fino a 256GB
Drive CD/DVDTray-in 24X SuperMulti DVD burner, Tray-in Blu-ray Combo, Tray-in Blu-ray writer
Drive secondario CD/DVD
InterfacciaPannello I/O frontale1 x Lettore di schede 16-in-1, 1 x Microfono, 1 x Cuffia, 2 x USB 2.0, 2 x USB 3.0
Pannello I/O posteriore1 x PS/2 tastiera/mouse combo, 2 x eSATA 6Gb/s, 1 x porta(e) LAN (RJ45), 4 x USB 3.0, 6 x USB 2.0 (una porta può essere trasformata in ROG Connect), 1 x uscita Optical S/PDIF, 1 x 8 canali Audio I/O, 1 x tasto Clear CMOS, 1 x ROG Connect On/Off
AlimentatorePicco di 900 watt
Car. FisicheDimens. (mm)
L x A x P
300 x 530 x 630 mm
Dimensioni (mm) della confezione
L x A x P
776 x 482 x 673 mm
Peso con la confezione (kg)32,4kg
Accessori1 x tastiera (USB), 1 x mouse (USB), 1 x scheda di garanzia, 1 x alimentatore, 1 x guida rapida
SoftwareTrend Micro Titanium Internet Security Trial, Office 2010 starternero 9 Essentials, PowerDVD Microsoft Pack, Adobe ReaderAdobe Flash Player, Bupdater
Software AsusAsus AI-SUITE II, Asus Easy Update, Asus AI Manager, Asus Backup Wizard, Asus Instant On, Asus Q-fan, Asus@Vibe, Asus AI Charger+, System Level Up, Asus WebStorage
Espansione4 x PCIe 3.0/2.0 x16*22 x PCIe 2.0 x1



Il TYTAN CG8890 è dotato di un sistema di raffreddamento a liquido della CPU e dieci ventole aggiuntive che si attivano durante l'overclock. Il nuovo PC desktop di Asus - configurabile per alcuni componenti - sarà disponibile dalla metà di ottobre, al prezzo consigliato di 2.999 euro IVA inclusa.


venerdì 12 aprile 2013

All'interno del laser più potente del mondo

Si trova a Livermore, in California, e combina 192 fasci laser. I ricercatori sperano possa portare a una delle grandi sfide della fisica: la fusione nucleare dell'idrogeno.



Un prodigioso salto in avanti
Fotografia per gentile concessione di Damien Jemison, LLNL

Quello che sembra il portale di un film di fantascienza, sono in realtà i pre-amplificatori laser allineati lungo il corridoio del National Ignition Facility (NIF) dello statunitense Lawrence Livermore National Laboratory.

I pre-amplificatori aumentano fino a dieci miliardi di volte l'energia dei raggi laser destinati a raggiungere la camera-bersaglio. Il progetto del NIF utilizza i laser per affrontare "una delle grandi sfide della fisica": innescare la fusione dell'idrogeno in laboratorio.

La fusione nucleare - ovvero l'unione dei nuclei di due atomi (in questo caso di idrogeno) - può causare la liberazione di una quantità enorme di energia in eccesso.

Nel mese di luglio, il NIF - che ha sede in California - ha scritto una pagina di storia, combinando 192 fasci laser e raggiungendo così il record di oltre 500 miliardi di watt di potenza di picco, pari a più di un migliaio di volte il consumo energetico di tutti gli Stati Uniti in ogni istante.

"È stato un salto di qualità per la tecnologia laser di tutto il mondo", ha dichiarato a settembre Ed Moses, direttore del NIF. Alcuni critici del progetto, costato 5 miliardi di dollari, si chiedono tuttavia come mai il laser debba ancora innescare una reazione a catena di fusione, dopo tre anni e mezzo di operazioni. I meno scettici controbattono dicendo che non si può mettere fretta a una ricerca così innovativa.


Samsung fissa il prezzo della Smart TV S9 4K a 39.999$

A due mesi di distanza dal CES, Samsung ha annunciato il prezzo più che considerevole della sua ‘Floating TV‘ che tanto clamore ha suscitato al momento del debutto. La casa coreana ha rinominato la sua Smart TV semplicemente con la sigla S9, prodotto di fascia altissima che verrà venduto nei prossimi mesi al costo eccezionale di 39.999$.

























Design unico e particolare, qualità delle immagini inconfondibile grazie alla risoluzione 4K supportata e diagonale di ben 85 pollici che ne fa il più grande UHDTV(Ultra High Definition) al mondo, anche se di un solo pollice rispetto tutte le soluzioni concorrenti. Purtroppo il costo è proibitivo, persino più alto dei 30.000 dollari ipotizzati in questi mesi. I preordini cominceranno da questo mese dagli USA, adesso siamo curiosi di sapere in quanti lo acquisteranno!



Le specifiche tecniche includono anzitutto una sezione audio particolarmente sviluppata, con diffusori a 3 vie e 2.2 canali in totale, per un'erogazione complessiva di 120W. Tutti i componenti sono stati inseriti nella cornice che funge anche da supporto. S9 include anche un sistema di upscaling proprietario, oltre a diverse tecnologie per ottimizzare livello del nero e contrasto: Precision Black Pro ha la funzione di rendere più profondi i neri e, al tempo stesso, più brillanti i bianchi, combinando la sua azione al sistema di controllo locale della retroilluminazione Ultimate Dimming, che utilizza, secondo le specifiche dichiarate, centinaia di gruppi di LED. Come per le altre serie Full HD top di gamma, anche S9 è dotato di processore quad core, per gestire tutte le funzioni multimediali e la piattaforma di Smart TV (che prevede la possibilità di operare in multitasking).


Va anche ricordato che della linea S9 fa parte anche un taglio ancora più maestoso, atteso probabilmente per l'ultimo trimestre dell'anno, ovvero il gargantuesco 110” mostrato al CES 2013.

giovedì 11 aprile 2013

Dai droni alle protesi grazie il controllo mentale

Il controllo mentale potrebbe in futuro permettere lo sviluppo di protesi da controllare con il cervello. Dal Minnesota giungono importanti novità.





Il controllo mentale di oggetti e dispositivi potrebbe in futuro portare con sé due benefici di primaria importanza. Il primo riguarda direttamente l’aspetto legato al controllo, potendo gestire da remoto e senza l’ausilio delle mani svariate tipologie di prodotti. Il secondo tocca invece da vicino il settore medico, in quanto gli studi in tale campo potrebbero essere utili per restituire alcune capacità motorie ad utenti con problematiche neurologiche.


Presso l’Università del Minnesota, infatti, un team di ricercatori guidati dal Prof. Bin He è all'opera per sviluppare un’interfaccia uomo-macchina non invasiva basata sull'analisi dei segnali elettrici provenienti dal cervello. Fine ultimo è consentire il controllo di veicoli aerei con il pensiero, utilizzando un approccio sensibilmente diverso rispetto al passato: i ricercatori, infatti, hanno fatto in modo che l’intera architettura fosse non invasiva per i pazienti sottoposti agli esperimenti.

Piuttosto che impiantare all'interno del cranio elettrodi ed altri sensori preposti alla raccolta delle informazioni provenienti dal cervello, infatti, il team ha sviluppato una soluzione completamente esterna, riducendo al minimo i rischi in tal senso. Trattasi dunque del primo caso di controllo mentale di movimenti in tre dimensioni senza l’ausilio di un approccio invasivo, il quale ha fornito risultati particolarmente interessanti: i pazienti sono riusciti infatti a far volare dei piccoli droni attraverso l’85% degli anelli presenti su di un percorso prestabilito, a dimostrazione dalla bontà del progetto.

E se l’ipotesi di poter controllare robot a distanza con il solo pensiero è di per sé suggestiva, ancor più interessante è lo scenario che si aprirebbe nel campo della medicina qualora tale interfaccia dovesse prender piede in maniera importante. L’utilizzo delle informazioni provenienti dal cervello potrebbe infatti consentire il controllo di protesi artificiali in pazienti afflitti da paralisi e altre patologie che ne rendono difficile, se non impossibile, la gestione degli arti.



fonte: webnews

Password addio, bastera' pensarla

Esperimento di lettura delle onde cerebrali dell'Università di Berkeley


Un computer che legge i pensieri o che si comanda con le mani, un dispositivo che riconosce la voce, che scannerizza una retina o le impronte digitali. Non sono più  scenari di fantascienza o di un film come il 'cult' Minority Report, ma fanno parte sempre più  della sperimentazione scientifica e tecnologica e potranno in tempi bravi entrare nella nostra quotidianità . Tra le ultime novità  quella che arriva dalla UC Berkley School of Information che ha messo a punto un sistema per leggere le password nella mente di un utente. Andando oltre la digitazione delle classiche combinazioni alfanumeriche sempre più' violate dagli hacker. 


Nell'Università' californiana l'esperimento è stato condotto da John Chuang che ha usato un apparecchio già  in commercio che costa circa 100 dollari e si chiama NeuroSky MindSet. E' una specie di caschetto con funzioni di elettroencefalogramma non invasive, molto simile alle cuffie che si usano per ascoltare musica. Il dispositivo viene connesso tramite Bluetooth ad un computer che riesce a decifrare le onde cerebrali. Nel corso della ricerca è stato chiesto a diverse persone di immaginare di compiere azioni specifiche, come cantare una canzone, ma anche generiche, come muovere un dito. In tutti i casi è stato possibile usare le onde cerebrali di chi si è sottoposto all'esperimento per identificare le azioni in modo accurato, con un livello di errore inferiore all'1%. Da qui la possibile applicazione, secondo il ricercatore, al mondo delle password che potrebbero essere così sostituite dalle 'passthought' (dove 'thought' sta appunto per pensiero). 

L'esperimento rientra nel campo dell'autenticazione biometrica che annovera anche la lettura della retina, delle impronte digitali o della voce che le aziende tecnologiche e anche quelle di videogiochi stanno già sperimentando. Di recente Paypal e Lenovo, ad esempio, hanno reso pubblico un progetto sul quale stanno lavorando denominato FIDO, acronimo di Fast IDentity Online. Il sistema renderebbe le password inutili, sfruttando moduli di riconoscimento dei lettori come quello facciali e della voce. Gli esperimenti di biometria applicata alla tecnologia, oltre a portare ad una maggiore sicurezza informatica, stanno aprendo sempre più  la strada alla cosiddetta tecnologia indossabile di cui i Google Glass, gli occhiali a realtà  aumentata ideati da Mountain View sono l'esempio più' recente.



fonte: ansa

PS4 non è un semplice PC di fascia alta

Guerrilla Games parla dell'architettura di PS4, che fa a suo parere erroneamente paragonare la console a un semplice PC di fascia alta.



Sin dal momento in cui è stata annunciata, PS4 è stata paragonata da più parti a un perfetto PC da gioco per via della sua architettura, ma secondo Guerrilla Games non si tratta di un semplice computer di fascia alta e non ha, peraltro, alcun “collo di bottiglia”, un particolare non da poco che accresce le potenzialità della console next-gen di Sony.

È questo il succo del discorso fatto da Michiel Van Der Leeuw, direttore tecnico presso la nota software house responsabile della serie KillZone, il quale spiega come sia del tutto inappropriato avere una visione così semplicistica della nuova PS4.


«Un PC è composto da elementi che comunicano attraverso una serie di bridge, ed è appunto in questo frangente che possono verificarsi delle inefficienze e dei colli di bottiglia. Con PlayStation 4 disponiamo della giusta quantità di memoria, della giusta scheda video, di un hardware perfettamente bilanciato. So che c’è stato un impegno preciso per essere certi che fra la velocità della memoria, la quantità di unità di calcolo e la velocità dell’hard disk non ci fossero colli di bottiglia. Ciò significa che la quantità di dati video, la quantità di memoria e la velocità delle unità di calcolo fanno in modo che l’hardware non abbia punti deboli.»


Insomma per Guerrilla è del tutto inappropriato parlare di PlayStation 4 come un PC di fascia alta, e chi descrive la console in questo modo sono i troll e i fanboy:

«Si è sempre trattato di mettere hardware high-end in un box, di trovare i componenti giusti che si integrino al meglio e che alla fine siano in grado di veicolare un’eccellente esperienza di gioco. È questo che sono le console. Il fatto che i migliori componenti hardware derivino dalla realtà dei PC o siano versioni ottimizzate di ciò che troviamo in commercio per la piattaforma Windows, non significa che PlayStation 4 sia qualcosa di diverso da una console. Riesco a immaginare i fanboy mentre dicono che il gaming su PC “ha vinto” e trovano grandi argomentazioni nel fatto che abbiamo utilizzato hardware PC per PlayStation 4. Ma sono solo fanboy su Internet, appunto».




Van Der Leeuw ha spiegato che il proprio team è stato fortemente coinvolto da Sony nella creazione dell’architettura, e pertanto ne è assolutamente certo: sebbene la struttura sia simile a un PC, PS4 rimane sempre una vera e propria console dedicata al gaming. Non un box più elaborato, ma unicamente una piattaforma per giochi.

Vedi anche Play Station 4: Data uscita e dettagli


fonte: webnews

mercoledì 10 aprile 2013

Phantom Flex4K, la prima videocamera che riprende in 4K a 1000fps! (VIDEO)




Il 4K sta entrando pian piano nelle nostre vite, tutte le principali case produttrici stanno infatti proponendo le proprie soluzioni con pannelli via via sempre meno costosi, ma pur sempre fuori dalla portate del consumatore medio. Perfino una action camera ‘consumer’ come la GoPro Hero3 Black è capace di acquisire a questa risoluzione, anche se i frame per secondo a disposizione sono soltanto poco più di 10.

Il mercato professionale va invece ad una velocità decisamente differente, dal NAB arriva così la Phantom Flex4K, prima videocamera capace di riprendere in 4K a ben 1000fps! Il costo è assolutamente inedito e dedicato alle sole grandi produzioni cinematografiche visti i 110.000$ di partenza. Riducendo la qualità crescono ovviamente i frame per secondo, in 2K abbiamo infatti 2000fps, a 720p si ottengono invece 3000fps.


Il sensore Super 35 in 16:9 è stato sviluppato per lavorare al meglio con ottiche PL, PV Canon EOS o Nikon F/G, acquisendo contenuti RAW o compressi in un formato ‘industriale standard’ non ancora specificato. A disposizione abbiamo anche un Phantom Cinemag IV, capace di contenere fino a 2TB di dati, che corrispondono a sole 2 ore di riprese RAW ad una velocità normale.

Tra le principali caratteristiche abbiamo un video output HD-SDI, connettività Bluetooth, Phantom RCU per i controlli a distanza e più di 12 stop dynamic range. Per avere un’idea approssimativa della qualità, ‘tentate’ di riprodurre il filmato che c’è di seguito alla massima risoluzione, è stato ripreso con la Phantom Flex4K a soli 24fps. Ovviamente per notare la differenza con il Full HD(1920x1080) dovreste avere un monitor che supporta la risoluzione di 4K (4096x3112)


Fonte: hdblog

La ricarica dei device durerà pochi minuti

Presto potrebbero essere sufficienti pochi minuti per ricaricare uno smartphone o un portatile, grazie a una nuova tecnologia in arrivo.


La ricerca nel campo dell’elettronica continua senza sosta per individuare nuove soluzioni in grado di migliorare l’autonomia dei dispositivi. Se l’incremento delle capacità e la riduzione dei consumi sono due aspetti di primaria importanza, altrettanto fondamentale è la fase di ricarica. Potential Difference è un’azienda che in tal senso potrebbe presto presentare una piccola rivoluzione, immettendo sul mercato una tecnologia capace di ricaricare dell’80% qualsivoglia batteria in soli 12 minuti.

Tale tecnologia non risulta essere di nuova fattura, in quanto brevettata già negli anni ’90 da un professore dello Georgia Institute of Technology. La startup ha tuttavia acquisito i diritti di tali brevetti e si appresta a sviluppare le prime soluzioni commerciali basate su di essa: la promessa è dunque quella di ridurre notevolmente i tempi di ricarica di smartphone e portatili, tablet e fotocamere, passando per qualsiasi altra tipologia di device alimentato a batteria.

Alla base di tutto vi è un sistema di controllo in grado di analizzare svariate informazioni sullo stato della batteria, come ad esempio carica residua, temperatura, tensione e corrente di funzionamento, al fine di determinare la metodologia migliore per effettuare la ricarica. Piuttosto che utilizzare una corrente continua per alimentarla, dunque, tale soluzione tecnologica implementa un sistema intelligente che invia impulsi elettrici con frequenza ed ampiezza ritenute ottimali per velocizzare notevolmente l’intero processo.

Nelle prime sperimentazioni Potential Difference ha dimostrato la possibilità di ricaricare completamente una batteria agli ioni di litio, che sia quella di un normale dispositivo elettronico oppure quella che alimenta un’automobile elettrica, in soli 16 minuti. Qualora dovesse essere possibile ottimizzare tale tecnologia a seconda dei dispositivi da ricaricare, i tempi potrebbero essere ridotti ancora di molto, rendendo quasi istantanea la ricarica di una batteria.


fonte: webnews

domenica 7 aprile 2013

Hop! La valigia intelligente che ti segue ovunque!




Chi, viaggiando spesso per aeroporti e stazioni, non ha sognato che la propria valigia mettesse le ali? Frutto del fantastico ingegno di un inventore spagnolo (Rodrigo Garcia Gonzales), a breve avremo a disposizione la prima valigia robot: telecomandato dallo smartphone, il mirabolante drone si muove da solo e ci segue in ogni nostro spostamento. Il prototipo “Hop!” prende il nome dai “Bellhop”: portieri in livrea che accolgono i clienti agli ingressi degli hotel. La tecnologia consiste in tre sensori incassati nella “futuristica valigia”, che riescono a captare i segnali bluetooth mandati dal cellulare del fortunato viaggiatore e a far muovere il nostro bagaglio in completa autonomia grazie a un piccolo robot cingolato ad aria compressa (nessun timore per moquette o scalinate!). La valigia, inoltre, è programmata per seguirci a velocità e distanza costanti: nel caso che il segnale dovesse perdersi, il nostro smartphone vibra e ci avverte! E nessun rischio se dovessimo incontrare temibili ladruncoli: “Hop!” si chiude a chiave da sola ogni volta che perde il nostro contatto virtuale!




Trascinare in lungo e in largo pesantissime valigie, a breve, potrebbe diventare solamente un lontano ricordo: bere un caffè e leggere il nostro giornale preferito mentre ci dirigiamo al vicino check-in sarà sogno che si fa realtà.

“Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina”.
(Sant’Agostino)

venerdì 5 aprile 2013

Google GRAVITY!

Fate Click sull'immagine qui sotto e guardate cosa succede!



Dopodiché provate a effettuare delle ricerche!

Samsung Galaxy Tab 3 Plus, online le specifiche


Il Samsung Galaxy Tab 3 Plus dovrebbe arrivare entro l'anno, con un design simile a quello del Galaxy S4, un display da 10 pollici e un hardware potente.


Il nuovo Samsung Galaxy Tab 3 Plus dovrebbe avere questo aspetto (immagine: Sam Mobile)



Samsung starebbe preparando un Galaxy Tab 3 Plus da introdurre nei negozi entro fine anno. Molte le novità previste sia a livello puramente estetico che relativamente all'hardware integrato, che renderebbero il tablet da 10 pollici elegante e bello da vedere e, al contempo, performante nelle operazioni su Android.

In base a quanto si apprende da Sam Mobile, che ha peraltro pubblicato l’immagine di quello che sarebbe il Samsung Galaxy Tab 3, il dispositivo sarebbe piuttosto simile al Galaxy Note 8 e al Galaxy S4; l’azienda coreana potrebbe optare stavolta per un cambio di nome, battezzando il nuovo prodotto come Samsung Galaxy S Tab, in modo tale da sfruttare la forza del brand Galaxy S, ormai estremamente popolare tra i consumatori.


Prestazioni
La nuova tavoletta digitale dovrebbe montare al suo interno un processore Exynos 5410 a otto core e una GPU Power SGX 544MP3, con una memoria RAM a corredo pari a 2 GB. Due le varianti previste per il debutto sul mercato, ovvero una con storage da 32 GB e l’altra da 64 GB, così da soddisfare le differenti esigenze degli acquirenti. Per quanto riguarda il display, si parla di una dimensione di 10.1 pollici con risoluzione da 2560×1600 pixel e 300ppi, con possibile supporto alla Pentile.

Le specifiche prevedono poi la presenza di una fotocamera frontale con sensore da 2 megapixel e una posteriore da 8 megapixel, entrambe in grado di offrire agli utenti la possibilità di registrare video a 1080p e 30fps. La batteria integrata sarebbe agli ioni di litio, da 9000 mAh, dunque capace di assicurare una buona autonomia d’uso.

Dai nomi in codice GT-P8200, GT-P8210 e GT-P8220 a seconda delle versioni e dei Paesi in cui arriverà in commercio, il nuovo tablet della serie Galaxy dovrebbe giungere nei negozi entro la fine dell’anno, a un prezzo attualmente non noto. Bisognerà dunque attendere una conferma ufficiale da Samsung per saperne di più a riguardo.




fonte: webenws

giovedì 4 aprile 2013

Google annuncia Blink: è scissione su WebKit




Google crea un fork del WebKit, si chiamerà Blink e sarà d'ora in poi il motore di rendering di Chrome e Chromium.


La data di oggi segna un divorzio importante e il ritorno a un panorama frammentario nelle “guerre dei browser”. Se Mozilla si preoccupava dell’ eccessiva uniformità dell’appoggio dato a WebKit, il motore di rendering a cui si contavano tanto Google quanto Apple, i suoi timori ora possono quietarsi: Chrome e Chromium d’ora in poi si affideranno a Blink, il fork di Google del progetto WebKit.

Libertà per Chrome e per Safari
Google afferma che questa mossa “libererà tecnologicamente” tanto Chrome quanto il browser di Apple, Safari. Fino a oggi le due multinazionali avevano collaborato al codice del WebKit, un progetto che è di fatto open source e a cui ognuno può accedere.

Blink sarà inizialmente identico al WebKit, anche perché al momento la rottura è più filosofica che informatica. Con il passare di mesi ed anni, però, diventerà un progetto completamente separato.

Ovviamente il browser open source Chromium, che fa da “prototipo di collaudo” per il commerciale Chrome, sarà il primo a subire questi cambiamenti. Secondo il blog ufficiale del progetto, Chromium era già piuttosto differente dagli altri browser WebKit, se prendiamo in considerazione la sua caratteristica architettonica a processi multipli.

Il primo cambiamento sarà la semplificazione: non serve più supportare il codice per altri browser e saranno cancellati sette sistemi di build, 7.000 file e circa 4,5 milioni di stringhe di codice.

La mossa, dicono gli sviluppatori del team Chromium, deriva proprio dal desiderio di semplificarsi la vita.

Una nota storica: cos'è il WebKit
Il WebKit è nato nel 2005 da un fork dell’engine open source KHTML. Andando contro alla maggior parte delle decisioni precedenti, Apple ha deciso di rendere il progetto open source, e Google è salito a bordo relativamente in fretta.

Inizialmente Google usava un fork del WebKit, ma ha optato (anche lì per “semplificarsi la vita”) di riconciliarsi con il progetto generale. Oltre all'uscente Google ed alla già citata Apple, al progetto lavorano anche sviluppatori Nokia, BlackBerry, Intel, Samsung ed Adobe.

Ci sono moltissimi browser che usano il WebKit, ma si tratta di un motore di rendering e pertanto c’è una grande diversità di base nel suo utilizzo.

In futuro sarà il turno di Chrome e Chrome OS e di Opera
Non esiste ancora una cronotabella per lo spostamento a Blink, ma siccome Chrome deriva espressamente da Chromium, è solo questione di tempo prima che anche il browser commerciale e Chrome OS, il sistema operativo basato su di esso, ne colgano i benefici (o per lo meno i cambiamenti).

Opera aveva appena scelto di appoggiarsi al WebKit, ed ha subito fatto sapere di preferire l’idea di basarsi su Blink, anche perché in febbraio il gruppo aveva dichiarato di tenere particolarmente d’occhio Chromium. La scelta, pertanto, è piuttosto obbligata.
Opera è il più piccolo dei browser “principali”, ma è molto importante nel mondo del mobile.



fonte: techCrunch

mercoledì 3 aprile 2013

Photon, arriva lo scanner 3D!

Dopo le stampanti, anche gli scanner potrebbero presto divenire 3D ed entrare in uffici e laboratori ad un prezzo accessibile grazie a Photon.





Se le stampanti 3D sono oramai una realtà di fatto in contesti sia professionali che domestici, presto potrebbe giungere una nuova tecnologia che ha l’obiettivo di percorrere la medesima strada, ma nel verso opposto. Se con le stampanti 3D è possibile trasformare un progetto digitale in un oggetto concreto, l’operazione opposta potrebbe essere infatti possibile grazie agli scanner 3D. Photon ne è un esempio e sarà disponibile a partire dal prossimo mese di agosto.

Photon permette quindi di posizionare un qualsivoglia oggetto sull’apposita base e di avviare una scansione a tutto tondo dello stesso per ottenerne una versione digitale da modificare o eventualmente distribuire online mediante appositi software. Tale base può ruotare di 360 gradi, permettendo una scansione completa degli oggetti, la quale avviene utilizzando la tecnica delpoint cloud: di ogni fotogramma vengono estratte nuvole di punti a cui vengono associate una serie di informazioni, per poi essere rielaborate per ricostruire le superfici mediante mesh triangolari.

Se in un primo momento gli autori del progetto pensavano di utilizzare il sensore Kinect di Microsoft a tale scopo, ricalcando le orme tracciate da numerosi ricercatori nel settore dalla computer vision, la scelta è in seguito ricaduta su di un sensore laser che consente di ottimizzare il processo di elaborazione delle immagini. In pochi minuti è possibile dunque ottenere un file compatibile con svariate applicazioni di CAD contenente al proprio interno una versione digitale dell’oggetto scansionato.

L’intero scanner sarà racchiuso in un apposito case che ne renderà semplice il trasporto in mobilità, rendendo l’intero dispositivo decisamente compatto. Quest’ultimo avrà un prezzo che secondo gli autori del progetto sarà inferiore a quello di un tablet di fascia media, quasi certamente non superiore ai 400 dollari per unità, permettendo una rapida diffusione di un prodotto che potrebbe risultare fondamentale in svariati campi.



fonte: webnews

iPhone 5S: inizia la produzione, lancio alla WWDC

La produzione di iPhone 5S verrà effettuata in questo quarto fiscale, per un lancio in estate durante la WWDC 2013: lo dice il The Wall Street Journal.


                                


iPhone 5S verrà fabbricato nel corso di questo quarto e presentato in estate, mentre un iPhone low cost verrà lanciato entro la fine dell’anno. Un’indiscrezione che mescola elementi ormai noti a qualche novità di piccola entità, rivelati nella giornata di ieri dal The Wall Street Journal.

Sono le giornaliste Lorraine Luk e Jessica E. Lessin, evidentemente informate dai distretti produttivi cinesi, a lanciare in Rete la notizia: iPhone 5S arriverà certamente in estate, con una produzione ormai in piena attività. Si confermano così i rumor di qualche settimana fa, riferiti alla consegna di componentistica agli impianti Foxconn per l’avvio del processo di assemblaggio.

Sulle caratteristiche hardware del dispositivo non vi è molto da aggiungere rispetto a quel che è già emerso: il melafonino sarà un upgrade dell’attuale iPhone 5 e ne manterrà lo stesso form factor. Cambiano però le componenti, tra cui una fotocamera migliorata, un chipset più veloce, ram raddoppiata, un circuito NFC e un possibile lettore di impronte digitali.

La presentazione dovrebbe avvenire in concomitanza con la conferenza WWDC 2013, forse il 10 o il 20 giugno, mentre la distribuzione al pubblico non avverrà prima della metà di luglio. I prezzi dovrebbero rimanere pressoché identici all’attuale iPhone 5, quest’ultimo poi venduto a tariffe ribassate.

Il The Wall Street Journal conferma anche l’arrivo di un iPhone low cost, tuttavia differenziato nel lancio rispetto a iPhone 5S. Il dispositivo sottocosto, probabilmente dotato di un corpo di una speciale lega in policarbonato e vetroceramica, non vedrà la luce prima dell’autunno inoltrato. La sua soglia di prezzo dovrebbe attestarsi sui 300 dollari, svincolato da qualsiasi contratto con gli operatori. È in dubbio un display di tipo Retina, data la presenza di fonti contrastanti sull’eventuale presenza dell’alta risoluzione.

Qualora Apple decidesse di non presentare alcun dispositivo prima di giugno, verrà battuto il record d’attesa per un prodotto targato Mela Morsicata degli ultimi 13 anni. 



fonte: webnews